Omicidio di Rogoredo, nuovi guai per Cinturrino: la comunicazione è arrivata direttamente in carcere

Il caso legato all’omicidio avvenuto nell’area del “boschetto della droga” di Rogoredo, a Milano, ha assunto nel tempo contorni sempre più complessi. Le indagini della Procura stanno infatti ricostruendo una dinamica rapida e controversa, avvenuta durante un controllo di polizia, che coinvolge l’agente Cinturrino oggi accusato di gravi reati. Al centro dell’inchiesta non c’è solo l’episodio dello sparo, ma anche una rete di ipotesi su depistaggi, abusi e condotte illecite che hanno portato a misure cautelari e alla destituzione dall’istituzione.

L’omicidio nel “boschetto della droga di Rogoredo” e la nuova ricostruzione temporale
Secondo gli accertamenti più recenti disposti dalla Procura di Milano, il momento in cui Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato in servizio al Commissariato Mecenate, avrebbe esploso il colpo contro Abderrahim Mansouri è stato ristretto a una finestra estremamente breve: appena “undici secondi”.
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L’episodio si colloca il 26 gennaio 2026, durante un controllo antidroga nell’area tra Milano e San Donato Milanese, nei pressi del cosiddetto “boschetto della droga di Rogoredo”, dove il pusher sarebbe stato raggiunto da un proiettile sparato da circa 30 metri mentre tentava di fuggire. Come riportato da Leggo, le analisi hanno ridefinito il margine temporale tra le 17:33:02, quando la vittima eseguì uno screenshot sul telefono, e le 17:33:13, riducendo drasticamente la precedente stima.
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Le indagini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica pare abbiano inoltre ricostruito presunte fasi successive al colpo, tra cui il ritorno dell’agente in commissariato per recuperare una pistola a salve, poi collocata accanto al corpo per simulare una dinamica di legittima difesa.
Omicidio di Rogoredo, Cinturrino destituito dalla polizia: lo ha saputo in carcere
Cinturrino, oggi detenuto nel carcere di San Vittore, è accusato di omicidio volontario con aggravante della premeditazione e si trova al centro di un’inchiesta che comprende un ventaglio molto ampio di contestazioni: in totale 47 capi di incolpazione che spaziano da favoreggiamento a spaccio, estorsione, rapina, falso, omissione di soccorso e concussione. Il Tribunale del Riesame ha respinto il 5 maggio la richiesta di arresti domiciliari, confermando la custodia cautelare in carcere.
Come riportato dall’Ansa, il 20 maggio è arrivato anche il provvedimento disciplinare più severo: la destituzione dalla Polizia di Stato, firmata dal capo della polizia Vittorio Pisani e notificata due giorni dopo in carcere. Dalle indiscrezioni di Tgcom24, negli atti emergerebbe anche la ricostruzione di una presunta “doppia vita”: da un lato “Carmelo”, descritto come un agente apparentemente ordinario; dall’altro “Luca”, nome con cui sarebbe stato identificato nel contesto dello spaccio e degli accordi illeciti.