Mamma e figlia avvelenate, l’indagine continua: sospettati e nuovi indizi

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita vanno avanti. Sono emersi nuovi indizi e i sospettati al momento sono tre.
Mamma e figlia avvelenate dalla ricina: i sospettati e i nuovi indizi
L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella dopo aver ingerito ricina, sembra essere entrata nella sua fase più delicata.

Dopo mesi di accertamenti, gli investigatori avrebbero ristretto il campo a tre persone finite sotto osservazione e stanno approfondendo una serie di elementi che potrebbero rivelarsi decisivi per ricostruire quanto accaduto. Parallelamente proseguono le analisi scientifiche, anche con il supporto del Robert Koch Institute di Berlino, mentre emergono nuovi dettagli su testimonianze, viaggi all’estero e sulla possibile provenienza del veleno.
Pubblicità
See The Big Surprise Golfers Got When A Snake Appeared
Secondo quanto riferito nel corso della trasmissione Morning News, l’attenzione della Procura si sarebbe concentrata su tre presunti sospettati: due donne e un uomo. Al momento non risultano accuse definitive e saranno gli accertamenti scientifici a stabilire eventuali responsabilità. Negli ultimi giorni la Questura di Campobasso ha ascoltato diversi testimoni. Tra loro anche un amico di Salvatore Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, che si sarebbe presentato spontaneamente agli investigatori fornendo informazioni ritenute utili agli approfondimenti.
Pubblicità
See The Big Surprise Golfers Got When A Snake Appeared

Gli inquirenti stanno inoltre ricostruendo i rapporti personali della vittima negli ultimi mesi di vita. Al centro delle verifiche ci sono alcuni messaggi inviati da Antonella a un’amica, oggi indagata per favoreggiamento, nei quali la donna chiedeva indicazioni per trovare un avvocato matrimonialista. Un elemento che farebbe ipotizzare l’intenzione di avviare una separazione.
Mamma e figlia avvelenate: viaggio all’estero, festa dopo i funerali e geolocalizzazione
Tra gli aspetti oggetto di verifica compare anche un viaggio all’estero effettuato da alcune persone vicine alla famiglia pochi giorni dopo i funerali di Antonella e Sara. Gli investigatori stanno cercando di chiarire le motivazioni e la tempistica di quella trasferta, senza che, allo stato attuale, rappresenti un elemento di prova. Sotto la lente è finita anche una festa organizzata a Campobasso da una persona molto legata alle due vittime subito dopo la tragedia. Anche in questo caso si tratta di accertamenti investigativi finalizzati a ricostruire il contesto dei fatti.
Pubblicità
See The Big Surprise Golfers Got When A Snake Appeared
Uno dei filoni investigativi più interessanti riguarda la possibile origine della ricina. Se inizialmente era stata presa in considerazione l’ipotesi di un acquisto sul dark web, oggi gli investigatori sembrano orientarsi verso uno scenario diverso: il veleno potrebbe essere stato estratto direttamente dai semi della pianta di ricino. Il ricino cresce spontaneamente in diverse aree del Molise, comprese le campagne intorno a Pietracatella e le sponde del lago di Occhito. Per questo motivo, secondo l’ex comandante dei Carabinieri Forestali Ermenegildo Infante, una delle attività più utili potrebbe essere la geolocalizzazione delle piante presenti sul territorio. L’obiettivo sarebbe incrociare la loro posizione con i dati delle celle telefoniche e gli spostamenti delle persone finite sotto osservazione, così da verificare eventuali collegamenti con la preparazione del veleno.
Mamma e figlia avvelenate: autopsie e campioni inviati in Germania
Nel frattempo sono arrivati anche i primi risultati degli esami autoptici. Secondo quanto emerso durante La Vita in Diretta, il medico legale ha indicato come causa del decesso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita una “intossicazione acuta da ricina“. Una definizione scelta con attenzione: parlare di “avvelenamento” implicherebbe infatti già l’intervento di una terza persona, circostanza che spetta esclusivamente agli investigatori accertare. Le analisi avrebbero inoltre confermato che il numero delle persone finite sotto osservazione si è progressivamente ridotto rispetto alle prime fasi dell’indagine.
Proseguono intanto gli accertamenti scientifici affidati al Robert Koch Institute di Berlino, dove sono stati inviati i campioni di sangue dei due superstiti della famiglia, Salvatore e Alice Di Vita, insieme ai circa settanta alimenti sequestrati nell’abitazione.
Gli esperti tedeschi collaboreranno con il Centro Antiveleni di Pavia per individuare il veicolo attraverso il quale la ricina sarebbe stata assunta. Secondo il professor Carlo Locatelli non esistono più dubbi sulla presenza della tossina, mentre resta ancora da chiarire in che modo sia entrata nell’organismo delle vittime. È proprio questo il punto decisivo dell’inchiesta. Le nuove testimonianze, gli accertamenti sui sospettati, le verifiche sugli alimenti e la possibile ricostruzione della filiera della ricina rappresentano oggi i tasselli fondamentali di un’indagine che sembra avvicinarsi a una svolta.